partecipare è libertà

natale in palestina, tra i diritti negati

27.12.2020 19:03

Natale in Palestina, tra i diritti negati


È Natale, un’importante festività da vivere in famiglia, in pace, tra gli affetti più cari; tuttavia, in Palestina, la Terra Santa, culla di Gesù, i nativi palestinesi se ne stanno al freddo, con le proprie case demolite dalle forze di occupazione, in Cisgiordania come nella Striscia di Gaza o a Gerusalemme.

Violazioni di ogni genere. I luoghi santi, musulmani e cristiani, sono violati continuamente, insieme a scuole, ospedali, cimiteri; i bambini sono rapiti e messi in prigione, anche in tenera età; sono oltre 5000 i prigionieri politici che languiscono nelle carceri israeliane, senza diritti e dignità; i malati nella Striscia di Gaza, sotto disumano assedio israeliano, non hanno diritto a cure mediche e sono destinati a morire.
Demolizioni di edifici. Israele ha causato, negli ultimi cinque anni, la distruzione di oltre 2 milioni di dollari di progetti di aiuto dell’Unione Europea nella Cisgiordania occupata.
Una nota elaborata dalla Commissione Europea afferma che dal 2015 Israele ha “demolito o sequestrato” quasi 560 “strutture” all’interno di progetti di aiuto. I progetti sono stati finanziati dall’UE collettivamente e dai suoi governi individualmente.
Secondo tale nota, più di 70 di queste strutture sono state distrutte o confiscate tra gennaio e ottobre di quest’anno.
Nel 2019, Israele ha demolito 686 case e strutture in Cisgiordania, di cui 300 nella Gerusalemme occupata. Tutto questo ha il fine di accaparrare le terre palestinesi, espandere gli insediamenti illegali ed espellere i palestinesi dalle loro terre, spesso con la scusa che i loro edifici non hanno permessi o licenze rilasciate dal governo israeliano.
Nel 2020 sono oltre 700 gli edifici demoliti e migliaia le famiglie sfollate e senza tetto.
La colonizzazione di ciò che rimane della Palestina storica: 503 sono gli avamposti di insediamento, 474 dei quali in Cisgiordania e 29 a Gerusalemme. Questi insediamenti costituiscono più del 46% della superficie totale della Cisgiordania, in cui risiedono circa 700.000 coloni, che effettuano attacchi quasi quotidiani nei Territori palestinesi occupati.
Tutte le colonie israeliane sono illegali in base al diritto internazionale e, in particolare, la Quarta Convenzione di Ginevra che proibisce ad una potenza occupante di trasferire la propria popolazione sulla terra occupata.
Mentre celebrate lietamente il Natale in famiglia, ricordatevi dunque del popolo di Palestina, a cui è negato ogni diritto dall’occupante israeliano, e aiutatelo a ottenere giustizia, indipendenza e dignità.
 

Report: i coloni lanciano attacchi sistematici alle proprietà palestinesi. I continui attacchi da parte dei coloni contro i palestinesi fanno parte di una vasta campagna volta a conquistare più terre palestinesi e imporre nuove realtà sul terreno, ha avvertito mercoledì B’Tselem.

“Questi attacchi vengono effettuati con il pieno supporto dell’esercito e del governo israeliano”, ha affermato Kareem Jubran, direttore del dipartimento di ricerca sul campo di B’Tselem, evidenziando che l’esercito e il governo israeliani sostengono le posizioni estremiste dei coloni israeliani.

Parlando a Palestine Voice Radio, Jubran ha detto che i coloni israeliani hanno recentemente aumentato i loro attacchi in molte città e villaggi palestinesi nella Cisgiordania occupata. Gli attacchi dei coloni, ha sottolineato, sono protetti dall’esercito di occupazione e dalla polizia.

Nel frattempo, il direttore del Comitato anti-muro e insediamenti, Murad Ishtiwi, ha dichiarato:

“C’è un’altra campagna, condotta dall’esercito di occupazione israeliano e dalla polizia, che prende di mira negozi, case e veicoli palestinesi”.

Ha aggiunto che tale campagna viene condotta in parallelo a quella dei coloni estremisti contro le proprietà palestinesi.

In Cisgiordania la violenza dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà è routine ed è raramente perseguita dalle autorità israeliane.

“La violenza dei coloni non dovrebbe essere analizzata separatamente dalla violenza inflitta dall’esercito israeliano, ma vista nel contesto più ampio della violenta ideologia sionista che governa interamente la società israeliana”, ha scritto l’autore palestinese ed editore di The Palestine Chronicle, Ramzy Baroud.

“La violenza dei coloni è diventata da tempo parte della vita di tutti i giorni dei palestinesi sotto l’occupazione”, afferma il Gruppo per i Diritti Umani B’tselem. “Le forze di sicurezza israeliane permettono queste azioni, che si traducono in vittime palestinesi – feriti e morti – così come danni alla terra e alla proprietà. In alcuni casi servono anche come scorta armata, o addirittura si uniscono agli attacchi”.

Tra i 500.000 e i 600.000 israeliani vivono in insediamenti per soli ebrei nella Gerusalemme Est occupata e nella Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale.

 

 

Coloni attaccano palestinesi a Hebron e Valle del GiordanoAl-Khalil/Hebron –

PIC. Domenica, coloni ebrei hanno attaccato contadini e pastori palestinesi nella Valle del Giordano settentrionale e ad al-Khalil/Hebron.

Aref Daraghmeh, un attivista per i diritti umani, ha dichiarato che i coloni hanno attaccato i pastori nella zona di Ain al-Hilweh, ferendo Hilal Adel Daraghmeh alla testa.

Daraghmeh ha sottolineato che l’area settentrionale della Valle del Giordano è sotto costante attacco da parte dei coloni, con l’obiettivo di sequestrare ulteriori terre, costruire strade per soli coloni e sfrattare gli abitanti palestinesi.

Nel frattempo, i coloni hanno attaccato i contadini palestinesi nel villaggio di Susiya, ad est di Yatta.

Ratib al-Jabour, coordinatore dei Comitati popolari e nazionali per la resistenza contro il Muro dell’Apartheid e le colonie, ha affermato che i coloni di Susiya, che si trova sulle terre palestinesi ad est di Yatta, hanno aggredito i contadini della famiglia Harini, a Wadi al-Rakhim.

Ha aggiunto che i coloni hanno impedito agli agricoltori di lavorare alle loro terre. I contadini li hanno affrontati e diversi palestinesi sono rimasti feriti.

Jabour ha aggiunto che queste aggressioni fanno parte di una serie di attacchi continui che i coloni effettuano contro i cittadini e le loro proprietà a Yatta, impedendo loro di accedere alle loro terre, coltivarle e pascolare il bestiame. Questi attacchi mirano ad impossessarsi delle terre per l’espansione delle colonie.

 

 

Gerusalemme, famiglia palestinese costretta a demolire la propria casa a Silwan

Gerusalemme/al-Quds-Quds Press e PIC. Lunedì sera, le autorità israeliane di occupazione (IOA) hanno costretto una famiglia di Gerusalemme a demolire la loro casa a Silwan, nella Gerusalemme occupata, con il pretesto della costruzione senza permesso.

Fonti locali hanno riferito che la polizia israeliana ha costretto i membri della famiglia Ghaith ad abbattere la loro piccola casa a Wadi Qaddum, a Silwan, dopo aver ricevuto un avviso di demolizione.

L’IOA ha comunicato alla famiglia di Ghaith l’ordine di demolizione della casa, altrimenti i bulldozer israeliani avrebbero provveduto all’operazione, obbligandoli al pagamento della somma di 45mila shekel, circa 13mila dollari, come costi di abbattimento.

I gerosolimitani sono costretti a demolire le loro case con le proprie mani per evitare di incorrere in esorbitanti spese di demolizione e multe imposte dalla municipalità di occupazione.

Le demolizioni avvengono con il pretesto della costruzione senza licenza mentre in realtà hanno lo scopo di impedire la crescita naturale dei palestinesi, aggredirli e confiscare le loro terre per ebraicizzare la Città Santa e imporre il pieno controllo sul territorio.

 


 
Indietro

Cerca nel sito

© 2016 Tutti i diritti riservati.