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CORONAVIRUS O CORONADIGOS?

06.03.2020 14:23
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Da: "marco(via lista.comitati Mailing List)" <lista.comitati@list.attac.org>
Data: 26/02/20 16:24 (GMT+01:00)
Oggetto: [COMITATI ATTAC] Coronavirus o Coronadigos?
 

 

CORONAVIRUS O CORONADIGOS?

Come disciplinare una società dopo averla “influenzata”

Marco Bersani

L'incredibile sproporzione tra il problema che si sta affrontando -la scoperta e la diffusione del Coronavirus- e le misure intraprese -lo stato d'eccezione applicato in alcune regioni e tendenzialmente all'intero Paese- rivela qualcosa di molto profondo sulle dinamiche sociali e di potere che stanno attraversando una società come quella italiana, sfinita da tre decenni di cultura politica neoliberale, che, oltre a peggiorarne pesantemente le condizioni di vita, ne ha polverizzato ogni legame sociale.

E, sebbene questa situazione presenti anche paradossi disvelanti -il virus è arrivato via aereo con la cravatta dell'uomo d'affari, non via mare con gli abiti sdruciti del migrante- e qualche volta persino divertenti -a quando il primo barcone di industriali del nordest che cercherà di entrare in Romania e, respinto, verrà soccorso dalla prima ong leghista con Salvini al timone?- ciò su cui occorre porre l'attenzione sono almeno due aspetti inquietanti.

Il primo riguarda il potere e le vette di disciplinamento sociale che sta sperimentando. Foucault diceva che le misure a suo tempo prese per contrastare la lebbra e la peste costruivano due forme di potere differenti e complementari con un unico scopo: quello di controllare la società.

E se le misure prese per contrastare la lebbra si basavano sul rigetto, l'esclusione sociale e l'abbandono degli ammalati al loro destino, con l'obiettivo di salvaguardare la società dagli stessi e di perseguire il sogno della comunità pura, le misure prese per contrastare la peste si basavano sul rigidissimo controllo e sulla ripartizione ossessiva degli individui, che venivano differenziati, incasellati e normati, con l'obiettivo di governare meticolosamente la società e di perseguire il sogno della comunità disciplinata.

Scriveva Foucault al proposito “Questo spazio chiuso, tagliato con esattezza, sorvegliato in ogni suo punto, in cui gli individui sono inseriti in un posto fisso, in cui i minimi movimenti sono controllati e tutti gli avvenimenti registrati, in cui un ininterrotto lavoro di scritturazione collega il centro alla periferia, in cui il potere si esercita senza interruzioni, secondo una figura gerarchica continua, in cui ogni individuo è costantemente reperito, esaminato e distribuito fra i vivi, gli ammalati, i morti, tutto ciò costituisce un modello compatto di dispositivo disciplinare”.

L'analogia con quanto sta accadendo in questi giorni è impressionante, ma diventa inquietante se lo si paragona con la “minaccia” che incombe: non siamo in presenza della lebbra, né della peste, bensì di un virus del raffreddore, ovviamente da non sottovalutare in quanto nuovo e per il quale nessuno ha di conseguenza sviluppato gli anticorpi, ma che per virulenza e mortalità, ha una pericolosità estremamente limitata.

Sembra evidente come le misure intraprese per contrastarlo non rispondano ad un'esigenza di salute pubblica, ma ad una lezione di pedagogia disciplinare di massa

continua qui https://www.italia.attac.org/coronavirus-o-coronadigos/

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Marco Bersani
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